Costa Rica "alla radicale"

di Gerardo Escalante López e Delia Ribas

Vorrei ringraziare l'Associazione Luca Coscioni per averci invitato a spiegare la situazione che ha vissuto il Costa Rica negli ultimi 10 anni. Nel ‘95 nacque il primo bambino mediante fecondazione in vitro. Visto che in quel momento non c'era una legislazione, si regolamentava e venivano gettate le basi normative in questo campo. Una volta fecondati gli embrioni dovevano essere trasferiti tutti quanti nell'utero materno. Dal ‘95 al 2000 abbiamo portato avanti un dibattito pubblico sulla fecondazione in vitro: noi eravamo d'accordo con l'utilizzo di questa tecnologia per una disabilità come l'infertilità ma c'erano delle persone che per vari motivi si opponevano a questo. La Corte costituzionale ha impedito la pratica di fecondazione vitro perché ha considerato che un ovulo è una persona, quindi trasferire due ovuli in utero e far nascere solo un bambino significherebbe a parer suo uccidere l'altro. Questo ha generato un grande dibattito tra coloro che erano a favore e i gruppi che per credenze religiose o un pensiero personale consideravano che la fecondazione in vitro sarebbe stato un attacco contro la vita. Un anno dopo abbiamo organizzato un'iniziativa con dieci coppie rimaste in ballo e abbiamo presentato alla Commissione interamericana dei Diritti umani un ricorso contro lo Stato per vedere se c'erano violazioni di diritti. Vorrei commentare la grande pressione che la Chiesa cattolica ha esercitato nel Paese. Rendetevi conto di quali sono le condizioni che dovevamo osservare: gli embrioni che si formavano anche se erano triploidi dovevano essere trasferiti nell'utero. Chiaramente ora è cambiata molto la condizione di lavoro dei laboratori: essi devono trasferire solamente attenendosi al grande livello di qualità che siamo riusciti a ottenere nel laboratorio preposto. Quello che è successo è ridicolo perché nel nostro Paese non è mai stato distrutto nessun embrione in quanto così era stato stabilito dalla legge. E’ incredibile che in un Paese in cui la religione ufficiale è quella cattolica, ci si prenda il lusso di portare avanti questa specie di campagna contro i propri i cittadini facendoli sentire come cittadini di seconda classe. Perlopiù i bambini nati dalla fecondazione in vitro venivano tacciati come se fossero stati diversi dagli altri rappresentanti della specie umana. Ma chi ha il diritto a decidere? Dieci anni ha studiato la Commissione interamericana il caso per capire se in Costa Rica si violavano i diritti umani o meno e se bisognava quindi impedire la riproduzione nelle persone che avevano dei problemi e che potevano avere figli solo con la fecondazione in vitro. Dopo dieci anni effettivamente si è stabilito che le vittime avevano ragione e alcuni degli articoli della Convenzione interamericana dei Diritti umani venivano potenzialmente violati, quindi in base a questo la Commissione ha raccomandato al governo del nostro Paese di autorizzare la riproduzione umana attraverso la fecondazione in vitro per potere risarcire addirittura le vittime che hanno perso la loro capacità riproduttiva. Potenzialmente vi era una violazione dei diritti alla possibilità di fondare una famiglia e diritti alla vita privata, che dovrebbero invece essere rispettati. Per la prima volta al mondo l'infertilità è stata catalogata ed è stata descritta in base a un parere legale come una malattia e un handicap. Per la prima volta le persone che soffrono di infertilità potranno obbligare il loro governo a soddisfare le loro esigenze e quindi potranno godere di un trattamento per risolvere l'infertilità perché c'è stata una grande discriminazione per le coppie che purtroppo soffrono di infertilità, cioè la maggior parte delle assicurazioni non coprono le spese inerenti a questo tipo di trattamento. Un altro aspetto importante della problematica del nostro Paese è che siccome non vi erano istanze legali alle quali fare riferimento in Costa Rica per potere stabilire la riproduzione è stato fatto appello a organismi di tipo umanitario, gli unici che hanno il diritto di annullare la decisione della Corte costituzionale. Effettivamente fino al momento attuale le cose sono andate così, nel senso che il Costa Rica ha ricevuto una raccomandazione e il governo ha cercato di portare avanti progetti di riproduzione umana cercando di farli passare presso l’assemblea legislativa, però per divergenze di opinioni, religione, i deputati non sono riusciti a mettersi d'accordo e quindi qualche settimana fa il Costa Rica è stato sottoposto a un giudizio della Corte americana il quale ha riscontrato che il Paese ha violato i diritti riproduttivi dei propri cittadini. Speriamo che tra due anni la corte si potrà pronunciare a favore o contro la fecondazione in vitro. La cosa importante è che forse organismi di diritto internazionale per la prima volta giudicheranno questa materia e potranno determinare quali sono le responsabilità in capo ai governi in materia di riproduzione umana. (Trascrizione e sintesi dell’intervento non rivista dall’autore)

 

Mercoledì, 30 novembre, 2011 - 16:36

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