UN’OPINIONE (QUASI) IN DISSENSO

CONTRO IL “PRODUTTIVISMO”, OGM E NON

di angiolo bandinelli

 Gli OGM (o anche la clonazione) sono oggetto d'attenzione come unica risorsa per sopperire alle esigenze derivanti dall’aumento della popolazione. Politica e scienze sembrano incapaci di immaginare una diversa soluzione: l'inversione della tendenza alla proliferazione umana

 Il tema degli OGM - gli Organismi Geneticamente Modificati - è sempre alla ribalta del dibattito scientifico, politico e religioso. Bene fa l’Agenda Coscioni ad occuparsene, dedicandogli un numero monografico. C’è da augurarsi che gli interventi sino all’altezza di una questione assai difficile e complessa, dai mille risvolti - ripetiamo, non solo scientifici - destinati a restare aperti a lungo: siamo infatti, qui, nel cuore profondo del dibattito sulla modernità.

 
Ovviamente, il primo requisito degli interventi dovrà essere l’assoluta difesa della libertà scientifica, che del resto è tra gli interessi specifici e (come oggi si dice) “non negoziabili” dell’Associazione Coscioni. L’attacco alla libertà di ricerca, alla cultura scientifica in senso lato, ma anche alle tecnologie, è uno degli aspetti negativi del nostro tempo. Il secolo scorso è stato caratterizzato dalla formidabile espansione delle tecnologie meccaniche (si pensi alla conquista dello spazio, con l’allunaggio e le sonde verso Marte) o a quelle relative ai sistemi elettronici e informatici, che hanno portato alla straordinaria evoluzione dei computer, ad Internet ecc. Ma conquiste essenziali si sono avute anche in settori delicati della biologia. I grandi sistemi religiosi, le chiese, hanno dovuto accettare - pur se con molte riserve, legate alla cultura di ispirazione heideggeriana nata negli anni ’30 del secolo in un ambiente fortemente inquinato dal totalitarismo nazista - le conquiste delle tecnologie “meccaniche”, essenziali allo sviluppo del benessere umano, ma hanno espresso perplessità di vario genere (soprattutto “etiche”) per quel che riguarda le tecnologie della comunicazione informatica in quanto sottratte al controllo ideologico-politico, e infine si sono risolutamente opposte alla crescita e alla diffusione delle tecnologie relative alla sfera biologica. Va però osservato come questa avversione abbia lasciato varchi di consenso proprio sul fronte delle tecnologie relative agli OGM. Le chiesa (anche la Chiesa cattolica) non potevano mostrare di opporsi ad una ricerca dichiaratamente rivolta a contrastare e superare le preoccupazioni provocate dalla crescita esponenziale del genere umano, una crescita che sembra mettere in forse una adeguata disponibilità di risorse nutritive, in primo luogo agricole. Il miglioramento nella “resa” quantitativa di tali risorse veniva indicato (tambureggiato?) come l’obiettivo primario dell’impiego su scala sempre più grande di fondamentali essenze agricole trattate geneticamente, il riso, il grano o il mais. L’utilizzo delle tecniche manipolative dei geni trovava un’altra forte giustificazione nella constatazione dei miglioramenti anche qualitativi dell’essenza trattata, fosse il mais o, per dire, il pomodoro: il miglioramento qualitativo è sembrato, e sembra, un obiettivo comunque di per sé degno degno e valido.

Le opposizioni di stampo religioso hanno puntato essenzialmente su una obiezione di tipo etico, o forse “ontologico”: se cominciamo a modificare il patrimonio genetico di un pomodoro o di una mela - hanno sottolineato - domani potrà essere giustificata e accettata anche la manipolazione del gene umano. Queste opposizioni avevano anche un altro esempio da portare a testimonianza delle proprie preoccupazioni: quello delle “clonazioni” di esseri non più vegetali, ma animali. Ricordiamo l’emozione provocata in tutto il mondo dalla clonazione della pecora inglese Dolly. La tecnica della clonazione è andata da allora molto avanti, sembra che in alcuni paesi sia già avviata la macellazione e la vendita di carni provenienti da bestie clonate, pecore o buoi che siano. Anche la clonazione è un intervento artificiale che modifica la “natura”. 
 
Non ci aggrapperemo, non utilizzeremo queste opposizioni per giustificare una nostra (molto personale, del resto) riserva sulla questione degli OGM. Rispettiamo la scienza e la sua esigenza di sperimentare, e di offrire all’uomo i risultati della sperimentazione. Non metteremo in campo neppure quel tanto di perplessità, se non proprio di angoscia, che confessiamo ci prende quando sentiamo parlare del tema specifico dell’intervento genetico sull’uomo. Le nostre perplessità hanno un carattere, per così dire, “politico”, e vanno oltre la questione degli OGM per investire il tema, molto più vasto, del destino demografico dell’umanità. Per essere più precisi: a noi pare che la costante e pressoché assoluta attenzione prestata, in ambito scientifico come politico e sociale, alla questione degli OGM (o, magari, della clonazione) come unica risorsa disponibile per sopperire alle esigenze derivanti dall’aumento della popolazione umana globale risponda ad una cultura meramente “produttivistica”, incapace di immaginare una diversa soluzione del problema: per capirci, quella della inversione della tendenza alla proliferazione umana, per fare affermare al suo posto - nei tempi e con i modi adeguati, e senza ricorrere a forzature di stampo totalitario - il principio della necessità della riduzione dei tassi di natalità, così da stabilizzare la cifra globale della specie per fino a raggiungere un equilibrio “sostenibile” rispetto alle risorse ecologiche e alla produzione di risorse alimentari (ma non solo). Una soluzione di questo tipo non è ancora prospettabile, ma ci dà da pensare che nessuno voglia nemmeno porvi mente: se non fosse per quei testardi dei radicali, che da tempo vanno predicando, solitari e inascoltati, che la via da seguire sia proprio questa, prima che sia troppo tardi.
Venerdì, 15 ottobre, 2010 - 14:33

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