Contrasto di diritti

di Chiara Lalli

La legge 40 e' un ostacolo per moltissime persone al desiderio di diventare genitori.
Il nodo su cui intervengo io e' esattamente l'opposto: si delinea uno scenario in cui c'e' un obbligo a diventare genitore.
L'elemento riguarda il consenso informato, le sue modalità che la legge 40 norma per le coppie che si rivolgono a un centro o comunque cercano di avviare un percorso.
Il comma 3 dell’art 6 sul consenso informato dice questo: la volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma dal momento della fecondazione dell'ovulo.
La volontà non e' fino al trapianto ma solo fino a quando l'ovulo viene fecondato.
Il problema e' l'impossibilita' di cambiare idea dopo la produzione dell'embrione, e' naturalmente in linea con la legge 40, soprattutto con l'art. 1 che attribuisce diritti al concepito e quell'articolo da cui tutti i divieti che conoscete bene derivano.
Naturalmente se il concepito ha dei diritti ne seguono tutte le implicazioni coerenti, anche se poi bisognerebbe sempre aggiungere che se i promotori della legge 40 fossero davvero consapevoli avrebbero dovuto vietare le tecniche in assoluto, perché con il limite di 3 embrioni sembra che si stabilisce un tetto di 3 sotto il quale se non altro si può esporre gli embrioni a rischio di non nascere. Quindi in contesto i diritti sarebbero vietati.
Questo e' un elemento che e' bene mettere a punto nel piatto, che e' già abbastanza ingombro ma non per questo dobbiamo rischiare di dimenticarci i dettagli, che diventano i dettagli se il panorama e' così disastroso intorno, ma preso singolarmente e' abbastanza rischioso.

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 13:10

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