Legge 40 al bivio

Consulta: ultima spiaggia?

di Filomena Gallo

L’Europa che invita gli Stati membri a garantire il diritto delle coppie all'accesso universale al trattamento contro l'infertilità ha come risposta dall’Italia la legge 40: a febbraio la Corte deciderà sulla legittimità costituzionale di alcune norme.
 

Il mondo moderno, dice il famoso studioso tedesco N. Luhmann, è un fenomeno molto complesso, tuttavia l’uomo ha bisogno di ridurre tale complessità individuando dei punti di riferimento; pertanto conferisce alle azioni umane un senso culturale, un valore. La politica, in un certo senso, dovrebbe interpretare, senza rimanere indietro rispetto al procedere delle scoperte scientifiche, i valori culturali del suo tempo nel rispetto delle tradizioni. Tale compito non è semplice. La legge 40 del 2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” può rappresentare un esempio di norma che non procede secondo la rotta finora descritta, in altre parole quella secondo cui la scienza e le scoperte scientifiche sono a servizio e a beneficio dell’uomo. Il lettore interessato può ricordare ogni mio commento sulla legge 40 del 2004, che ha un filo conduttore unico di condanna della norma.

Non sono l’unica a criticare la legge 40/04, poiché è unanime la condanna da parte del mondo degli operatori della fecondazione assistita, ma non solo: anche i Tribunali interpretano oramai la legge affermando diritti e tutele e sollevando la questione di legittimità Costituzionale della norma. A oggi sono pazienti e associazioni di pazienti e medici hanno determinato le tre nuove ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale delle legge 40 per il vaglio di Costituzionalità in riferimento al divieto di crioconservazione, all’irrevocabilità del consenso, al limite dei tre embrioni producibili. Elementi della norma in contrasto con gli articoli 32 e 3 della Costituzione Italiana.

Il Presidente della Corte Costituzionale, a seguito delle tre ordinanze in tempi diversi, ha ricevuto istanza di riunione dei procedimenti dalle parti attrici e dalle intervenienti. Ma intanto il tempo passa, tempo prezioso per le coppie che sempre di più rinunciano al desiderio di un figlio, in un Paese in piena crisi economica, dove accedere alle tecniche di fecondazione assistita ha un costo che aumenta nel momento in cui sei costretto a rivolgerti a centri stranieri poiché lo Stato di cui sei cittadino limita l’esercizio dei tuoi diritti. I divieti della legge 40 del 2004 oramai son noti a tutti coloro che non riescono ad avere un figlio. Divieto di eterologa, divieto di crioconservazione, divieto di produzione di più di tre embrioni, divieto di revoca del consenso, divieto di accedere al miglior trattamento sanitario che la scienza prevede nel rispetto del principio della minore invasività delle tecniche al pari dei cittadini comunitari che hanno la fortuna di non vivere in Italia. Intanto è dell’11 novembre 2008 la notizia riportata su www.instablog.org e ripresa da alcune agenzie di stampa “tre studi presentati all’American Society for Reproductive Medicine Meeting, a San Francisco, mostrano che i bambini nati da embrioni congelati hanno meno probabilità di nascere prematuri o sottopeso”.

In Italia, invece, è vietato crioconservare gli embrioni, anzi vi è un limite di produzione; massimo tre che dovranno essere impiantati in un unico e contemporaneo impianto. In tal modo l’Italia diventa terra di primati. Solo nel 2007, infatti, grazie alla legge sulla procreazione assistita, il Ministro della Salute nella sua relazione annuale del 2008 sullo stato di attuazione della legge, ha riportato un 24.6% di gravidanze plurime. Tale rischio in Europa invece è pari a 0%. Gravidanze a rischio, che determinano, aborti spontanei e conseguenze sui nati. Ma cosa fare? I pazienti cercano di andare all’estero, per realizzare un desiderio di genitorialità in Italia di fatto ostacolato, ma dopo un po’ desistono per mancanza di soldi. Altri tramite i Tribunali cercano tutela. Le associazioni di pazienti cercano di vincere battaglie che dovrebbero portare alla vittoria di una guerra contro la legge 40. Ma la politica ha chiuso un libro che non vuole riaprire. Il Parlamento europeo il 21 febbraio 2008 interviene con la risoluzione sul futuro demografico dell'Europa, che al punto “26. rileva che l'infertilità è una patologia riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità, suscettibile di avere gravi conseguenze, come la depressione; sottolinea che la sterilità è in aumento e colpisce attualmente circa il 15% delle coppie; invita pertanto gli Stati membri a garantire il diritto delle coppie all'accesso universale al trattamento contro l'infertilità”. Risoluzione pienamente disattesa dall’Italia.

Ma la legge 40 del 2004 porta con se altre conseguenze oltre quelle note, impedisce ai ricercatori italiani di utilizzare gli embrioni non idonei per una gravidanza per la ricerca scientifica. In Italia dal censimento ultimato nel presente nei dati della Relazione del Ministro della Salute al Parlamento del 2006 risulta che vi sono 2.527 embrioni abbandonati, di cui il Governo non vuole stabilirne il destino. Tanto che per non riaprire la questione, a oggi non è stato emesso il Decreto che “tecnicamente stabilisce le modalità di trasferimento” degli embrioni abbandonati, presso il centro Nazionale di raccolta dell’Ospedale Maggiore di Milano. Embrioni che a oggi sono conservati a spese dei centri di fecondazione assistita, in attesa di trasferimento nel citato centro nazionale di raccolta. Le competenze con il Decreto ministeriale del 4 agosto 2004 sono date all’Istituto Superiore di Sanità, ma le modalità risultano ancora non stabilite.

Da tutto ciò se ne deduce che coloro che sperano di dare alla luce nuove vite, trovano un ostacolo nella legge sulla procreazione assistita, coloro che vogliono aiutare chi è malato, e con la ricerca vogliono cercare di garantire speranza di vita a malati, sono limitati da questa legge. In questo panorama di certo non felice per coloro che hanno bisogno della fecondazione assistita per avere un bambino, di tanto in tanto c’è la novità della pseudo nuova tecnica che nonostante la legge 40/04 produce successi e rende felici i sostenitori della legge stessa. Ma l’entusiasmo svanisce appena si confrontano le dichiarazioni con gli studi condotti dove non esiste una norma sulla fecondazione assistita come la nostra, e dove viene evidenziato che non c’è novità nella tecnica e che la stessa è inaffidabile. E intanto il tempo passa, e noi non smettiamo di sperare nella giustizia, chiamata con più ricorsi a decidere sulla legittimità costituzionale di una legge che questa classe politica è evidentemente, incapace di cambiare o modificare.

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 18:35

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