Assistenza carceraria I DATI CONFERMANO L’EMERGENZA

In cella come sardine

Valter Vecellio

Dalle carceri un bollettino di guerra: aumento dei suicidi, sovraffollamento, mancanza di sorveglianti, medici e psicologi

Notizie di quell’ “ordinaria” emergenza che sono le carceri italiane. Cominciamo dai suicidi. Ogni giorno, nei 206 istituti penitenziari italiani, si registrano almeno tre tentativi di suicidio da parte dei detenuti. L'anno scorso sono stati 800; quest'anno, in poco più di tre mesi, già 250. Un bollettino di guerra che cresce ogni giorno: dal primo gennaio 2010 ad oggi sono già 20 i detenuti che, ufficialmente, si sono tolti la vita in carcere. L'anno scorso, considerato un anno “nero”, si sono registrati 52 suicidi, praticamente uno a settimana, ma potrebbero essere di più. Per alcune fonti si arriva a 70. Se continua così, quindi, il 2010 rischia di essere ricordato come un tragico anno record per le morti in carcere.

Le cause di questo scenario allarmante sono tante: le cattive condizioni di vita carceraria dovute al sovraffollamento: 67.271 detenuti, a fronte di una ricettività regolamentare pari a circa 43 mila posti. La conseguenza di questo sovraffollamento significa detenuti stipati in cella come “sardine”, a volte 3-4 persone in 4 metri quadrati, con convivenze molto difficili. Ma non è solo un problema di spazi. Mancano gli agenti di polizia, ne servirebbero almeno 6 mila in più. Al momento, nelle sezioni detentive lavorano circa 24.300 agenti. A volte un solo sorvegliante si ritrova a controllare 100 detenuti. Reclusi che, per mancanza di spazi, vivono in condizioni molto difficili, spesso costretti a restare ognuno nella proprio branda anche solo per poter parlare tra loro. Il sistema, così, rischia di implodere.

Mancano anche psicologi, educatori, medici e operatori sanitari. In questa situazione è praticamente impossibile garantire la necessaria assistenza ai detenuti, molti dei quali con disturbi psichici. Per non parlare delle circa 25mila persone detenute per piccoli reati legati alla tossicodipendenza: che semplicemente non dovrebbero stare in prigione ma in comunità terapeutiche e in centri di disintossicazione. L'assistenza sanitaria all'interno delle carceri ora è in mano al Servizio sanitario nazionale. Questo comporta che tutti i problemi che affliggono il Ssn si riflettono inevitabilmente anche sul servizio all'interno degli istituti. Da qui la carenza di medici. I dati sono del ministero della Giustizia. Ufficiali, dunque. Al 29 marzo, 67.271 detenuti, 8mila in più rispetto al 2006 quando fu varato l’indulto.

Soprattutto, 25mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili, che sono 43mila. Questo è importante: al crescente numero di detenuti (+5% in un anno) non corrisponde il numero di reati, che anzi diminuisce. Quasi la metà dei detenuti (44,6%) è in attesa di giudizio; gli stranieri sono il 37,1% del totale. Ogni giorno entrano in carcere440 persone, per lo più per reati legati alla clandestinità e all’immigrazione. Il 32% di coloro che hanno avuto una sentenza definitiva, devono scontare meno di un anno. Il ministro della Giustizia Alfano ha presentato un piano carceri, già approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede risorse per 700 milioni di euro, destinate alla costruzione di 47 nuovi padiglioni detentivi più 17 carceri leggeri; e “l'implementazione” di 2 mila unità dell'organico della polizia penitenziaria. Infine il potenziamento delle pene alternative come i domiciliari.

Martedì, 18 maggio, 2010 - 16:06

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it