Case: tra bisogno e costruzione non c'è contatto.

a cura di Giuliano Cannata

Alla fine della guerra nella prima circoscrizione di Roma, cioè all'interno delle mura aureliane, vivevano 550 mila persone. Quante sono oggi? 118 mila. Le meravigliose città d'arte, città storiche, sono dei vuoti..

Giustificare l'attività edilizia con ragione economiche, e quindi ragioni strutturali, è quasi sempre falso perché ragioni di rendita prevalgono così tanto e così drasticamente su quelle di profitto che al limite la domanda di case diviene quasi non essenziale ai fini della sua costruzione. Fra bisogno di case e costruzioni di case in molte realtà economiche si è perso qualsiasi contatto. Per dire cos'è il rapporto economico uomo-territorio io cito due numeri schiaccianti. Alla fine della guerra nella prima circoscrizione di Roma, cioè le mura aureliane, vivevano 550 mila persone. Quante sono oggi? 118 mila. Le meravigliose città d'arte città storiche sono dei vuoti... Uno che voglia andare a godersi il centro storico di Roma deve prendere la macchina come se andasse a godersi Londra o Venezia. Dico l’altro dato schiacciante. Un madrilegno medio vive a venti kilometri dal centro, ciò significa che la città di Madrid ha un raggio medio di 40 kilometri. Vivere a 40 kilometri dal centro non si sa più come fare. In compenso Madrid ha 307 kilometri di metropolitana perfettamente funzionante, per cui il problema spazio si è trasformato in uno spazio-tempo. L'importante non è che tu viva fuori dal mondo ma l'importante è che ci sia qualcuno che - bontà sua – ti porta in centro. Ecco come il rapporto casa-territorio viene svuotato completamente di ogni contenuto strutturale ma diventa meramente sovrastrutturale. Un'altra cosa che bisogna dire sempre quando si parla di consumo di suolo è che il vero sfruttamento del suolo è quello industriale, è quello dei capannoni, con il meccanismo di sovvenzioni alle piccole e medio imprese. La Campania dopo il terremoto dell'Ottanta ha quasi triplicato le aree industriali senza aumentare di un solo addetto all'industria. Per fortuna ci sono fattori positivi. L'Italia, nell'indifferenza generale, ha abbandonato e ha rinselvatichito 20.000 kilometri quadrati: il 37, 38 % dell'esistente. L'Italia oggi con 90.000 kilometri quadrati di foreste, è uno dei paesi più forestati al mondo e questo grazie ad un fenomeno che si chiama abbandono. L'Italia aveva un tipo di agricoltura, quella di collina che non era in grado di competere con quella di pianura che per fortuna è stata abbandonata tutta. Quindi anche il tentativo di dire salviamo il consumo del territorio dicendo sono aree agricole preziose non è praticabile. Bisogna avere il coraggio di dire che l'abbandono è prezioso. In Molise e Abruzzo tutti gli speculatori e i camorristi dicevano: se l'abbandoni franerà, brucerà, si rovinerà! Questi territori sono stati ricolonizzati dalle specie autoctone. Allora i pianificatori del New Deal dicevano che il motivo per cui non si poteva pianificare era che si era lontani dallo stato stazionario, cioè la crescita demografica era talmente forte che non si poteva impostare l’equazione della pianificazione-sviluppo: oggi si è vicinissimi ad uno stato stazionario. In Italia poi si sarebbe stati in diminuzione se non ci fossero stati 4 milioni di immigrati nel giro di dieci anni, una cifra enorme. La popolazione naturale italiana aveva perso già 3 milioni di persone nel divario nascita-morti e questo dal punto di vista strutturale aveva alleggerito così tanto le pressioni sull'uso del suolo che davvero si sarebbe potuto pianificare. Poi sono venuti i 4 milioni di immigrati che, da un punto di vista antropologico culturale sono miei fratelli, da un punto di vista economico sono un disastro per loro e per me. Parliamo un attimo della pianificazione del bacino. La Treu diceva: se solo riuscissimo a inventariare... Noi abbiamo inventariato tutto il costruito nel territorio del bacino, tutto già referenziato, tutto noto. Quando ci costruiscono una nuova casa a Capri e continuano sempre e sistematicamente a costruire case nuove a Capri, noi lo sappiamo un'ora dopo. Noi abbiamo usato gli strumenti della pianificazione territoriale di tipo idrogeologico, cioè le aree inondabili, le aree a rischio frana, le aree a rischio colata etc., fornendo questo strumento ai pochi sindaci seri naturalmente, la guerra è di tutti i giorni riuscire a contrastare la disinvoltura dei sindaci. L'ultimo frangente, e mi spiace qui mi trovo in contrapposizione frontale con il professor Rossi consulente della società che gestisce la Circumvesuviana, volevano piantarmi un parcheggio di un ettaro nella stazioncina che si chiama Murigine distruggendo e cementificando una delle poche e residue aree verdi nel comune di Pompei. Allora finisco sempre con un discorso pianificatorio. Uno dei motivi per cui il New Deal non partì a tempo fu perché la crisi avvenne nel novembre del '29 e Roosevelt si insediò nel gennaio del '33 quindi son passati tre anni di vuoto di potere, vuoto di controllo. Pianificare oggi è possibile. Se noi riusciamo a fare entrare nell’intelligenza dei nostri studenti, della nostra gente. Si tratterebbe oggi di una pianificazione sorretta da un punto di vista culturale e da una profonda conoscenza antropologica. Non a caso Martino diceva che l’antropologia è nata per studiare i costumi sessuali dei giovani delle isole Fiji ed ha dimostrato di essere l’unico modo per capire una periferia urbana. In questi termini si può pianificare. Ci sono paesi che iniziano a farlo in modo abbastanza serio. Basta avere il coraggio di dirsi subito che oggi come oggi di strutturale non c'è più niente, non esiste nessuna di questa misure che non sia meramente speculativa.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 16:38

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