Cambia la figura del ricercatore assunto a tempo determinato

I l DDL Gelmini contiene novità significative nelle procedure di reclutamento dei docenti (Titolo III). La prima riguarda la modifica della figura del ricercatore: i nuovi ricercatori verranno assunti con contratto a tempo determinato, al termine del quale potranno partecipare alle selezioni per l’accesso alla docenza, in parte beneficiando di un meccanismo di chiamata diretta. Il vecchio ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato viene messo a esaurimento e questo ha creato agitazione tra gli attuali ricercatori – più di un terzo del corpo docente – che non trovano nel DDL soluzione alla questione del proprio stato giuridico e che nutrono timori per la preferenza che gli atenei potrebbero accordare nelle progressioni di carriera ai nuovi reclutati.

L’idea di una tenure-track all’americana ci trova favorevoli, a patto che il reclutamento dei ricercatori venga programmato in base alle posizioni di profes sore associato che potranno in futuro essere finanziate: insomma, chi ha passato le selezioni e ha dimostrato di lavorare bene, deve poter essere confermato. La seconda novità riguarda le procedure di selezione e progressione di carriera del personale docente. La vecchia formula del concorso locale viene sostituita da una prova nazionale per il conseguimento dell’idoneità scientifica, con successiva selezione locale fra gli idonei. È una procedura macchinosa, che peraltro prevede la costituzione di commissioni nazionali di soli professori ordinari, chiamati a valutare centinaia di candidati – almeno nelle prime tornate – senza ricevere alcun compenso.

Per di più il sistema non offre garanzie di trasparenza e meritocrazia maggiori dei meccanismi attuali: l’università italiana ha già esperito, illo tempore, la prassi del concorso nazionale. Inutile appellarsi ai codici etici e alla buona fede delle commissioni: il merito viene premiato solo se l’università ha tutto da guadagnare (fondi premiali e studenti che si iscrivono) dal reclutamento di risorse di qualità, e tutto da perdere dall’atteggiamento opposto. Responsabilizzare i dipartimenti è la condizione per attuare una riforma dinamica del sistema universitario. L’annosa questione dei concorsi può essere risolta semplicemente eliminandoli e sostituendoli con procedure autonome di valutazione da parte dei dipartimenti in virtù delle quali, sulla base dei curricula degli aspiranti alla posizione e avvalendosi di colloqui e seminari informali, sia la struttura stessa a scegliere il candidato più adatto ai propri fini scientifici e didattici, assumendosene la piena responsabilità.

Giovedì, 15 aprile, 2010 - 13:40

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