C'è pillola e pillola

di Silvio Viale

Alcuni giorni fa fu il Gr1,il 24 dicembre il Tg2 (sottotitoli dell’edizione delle 18:30) e chissà quante altre volte, ma la RAI continua a parlare di “pillola del giorno dopo” ogni volta che parla di RU486.Se non si tratta di ignoranza,si tratta di disinformazione,in ogni caso di mancanza di professionalità. La sistematica disinformazione della RAI,mette addirittura in secondo piano le dichiarazioni del Cardinale Bagnasco che,smentendo la Roccella,parla di banalizzazione dell’aborto. Parlare di pillola del giorno dopo per la RU486,la cosiddetta pillola abortiva,dopo otto anni di polemiche è indice della superficialità con alcuni giornalisti RAI affrontano la questione.Non credo che loro sappiano che la RU486, cioè il mifepristone,possa essere usata a piccole dosi come contraccezione di emergenza, come l’OMS sta sperimentando con successo.

Per l’aborto sono utilizzate dosi di 200-600 mg,di molto superiori a quelle impiegate per la contraccezione di emergenza, cioè 10-20 mg.Quando associano la pillola del giorno dopo alla RU486,la RAI non si riferisce all’alternativa al levonorgestrel (Norlevo e Levonelle),ma all’effetto abortivo.Credo che sia ora che la RAI eviti di fomentare confusione.Nel merito delle dichiarazioni di Bagnasco,devo osservare come,alla vigilia di Natale egli smentisca la Roccella che parla dei pericoli per la salute della RU486.Questo continuo oscillare tra la tesi dell’aborto “facile e banale”e quella della “pillola assassina”evidenzia la debolezza degli argomenti di chi si oppone pere motivi ideologici-religiosi alla registrazione in Italia.Mentre ripeto,come faccio da anni,che è solo una questione da tempo voglio ribattere alle due ultime argomentazioni di Eugenia Roccella.La prima riguarda la non registrazione per l’indicazione abortiva del secondo farmaco utilizzato,il misoprostolo.A parte il fatto che il protocollo europeo dell’EMEA prevede anche l’uso del gemeprost, tralasciando che una dose di gemeprost costa 40 euro,mentre una di misoprostolo costa 0,80 euro,nessuna legge vieta l’uso off-label di un farmaco utilizzato in altri paesi dell’Unione europea.La seconda sono le sedici morti.

A parte il fatto che la Roccella inserisce episodi diversi,non riferibili alla RU486,tralasciando che le morti sono sei (tutte nel nordamerica),esse sono ininfluenti per numero in nessuna valutazione farmacologica.L’EMEA e la FDA hanno confermato l’efficacia e la sicurezza del farmaco, nonostante che i movimenti per la vita ed i gruppi anti-abortisti abbiano sollevato le stesse obiezione dappertutto.Se la Roccella fosse coerente dovrebbe chiedere di ritirare dal commercio il Viagra,che negli USA ha una mortalità di 5 ogni 100.000 prescrizioni,cioè sette volte superiore a quella per la RU486,che negli USA è di 0,7 per 100.000.In alternativa potrebbe chiedere al ministro Sacconi di fare rimanere gli assuntori in ospedale per almeno 24 e di consumarci lì i rapporti,visto che il Viagra è più pericoloso della RU486.

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 18:41

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