Brevi

a cura della Redazione

Pillola 5 giorni dopo
L’Aifa da
il via libera

Il 12 ottobre l’Aifa ha dato il via libero alla pillola dei 5 giorni dopo. Ciò, secondo la ginecologa Mirella Parachini, vicepresidente della Fiapac e membro di direzione dell’Associazione Coscioni, “dà ragione a quanto raccomandato da tutte le agenzie regolatorie internazionali in materia di contraccezione. Resta l’amara considerazione sui tempi con cui l’Italia percorre il cammino dell’introduzione di farmaci ampiamente usati in altri Paesi da anni. Si pensi alla RU486, che ci ha messo più di 20 anni per essere introdotta nel nostro Paese”. Sul piano giuridico precisa l’avvocato Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni: “Sull’ entrata in commercio della “pillola dei 5 giorni dopo”, qualcuno sottolinea che esistono precetti comunitari che vietano l’ utilizzo di tale farmaco perché la Corte di Giustizia ha dichiarato che l’ovocita fecondato e' già embrione. Queste sono affermazioni sbagliate e strumentali. Da una lettura attenta della sentenza emergono chiaramente tre aspetti: gli embrioni non possono essere utilizzati a fini commerciali; la corte non da personalità giuridica all’embrione; la Corte non si esprime in merito a metodi contraccettivi o abortivi”.

Cedu
In Austria
eterologa vietata
Il 6 novembre la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha stabilito, con sentenza definitiva, che l’Austrian artificial procreation act, l'equivalente della legge 40 italiana, che vieta la fecondazione eterologa, non vìola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Nell’aprile 2010 vi era stata una sentenza della Corte europea di segno opposto. “La legge austriaca – ha ricordato il segretario della Associazione Coscioni Filomena Gallo - applica un duplice discrimine in base al sesso e alla patologia”. Inoltre la sentenza, non vietando ai cittadini austriaci di andare all’estero per l’eterologa, costituisce “una induzione al turismo procreativo”. Tuttavia la CEDU lascia libero ogni Stato membro di legiferare liberamente in materia, in base alla evoluzione scientifica e alla norme statarie.
Corte di giustizia europea
L’embrione non è
brevettabile

Il 18 ottobre la Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso di un ricercatore tedesco, Oliver Brustle, che si era visto negare dai tribunali del suo paese la brevettabilità di una terapia con staminali umane che comporta la distruzione dell'embrione ma potrebbe avere un impiego terapeutico nel Parkinson. La Corte ha respinto il ricorso ed ha emesso una sentenza allargata alla “nozione di embrione umano che deve essere intesa in senso ampio”. Dunque è vita nascente anche l'ovulo fecondato, lo sono “ovuli non fecondati in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e l'ovulo non fecondato indotto a dividersi e svilupparsi con partogenesi”. Il giudizio dei dirigenti della Associazione Luca Coscioni: “A prescindere da ogni valutazione sulla brevettabilità in generale - hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato - non è accettabile il principio in base al quale debbano essere escluse dalla brevettabilità solo e soltanto i risultati di quelle ricerche realizzate su embrioni e simili, in questo modo cedendo alle pressioni di alcune organizzazioni religiose e ignorando i pareri del mondo scientifico”. “La sentenza - ha aggiunto Filomena Gallo - è vincolante nei confronti dello Stato per il quale è stata emessa. Negli altri Stati membri diventa la fonte principale di ordinamento”.

Legge 40
Le nuove linee guida
contro Costituzione e cittadini

Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha portato al vaglio del Consiglio superiore di Sanità le nuove linee guida sulla legge 40. Esse, secondo il Segretario dell’Associazione, Filomena Gallo, “non recepiscono affatto la consolidata giurisprudenza determinata dalle decisioni dei Tribunali, come quelle di Salerno, Firenze e Bologna, che consentono anche alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche di accedere alla fecondazione assistita per effettuare diagnosi preimpianto sull' embrione. Tanti sono i passaggi delle nuove linee guida che ledono gravemente e palesemente i diritti delle coppie. Innanzitutto prevedono un accesso discriminatorio su base sessuale e in virtu' della tecnica di fecondazione. Secondo punto: le linee guida stravolgono completamente le decisioni dei giudici che fino ad oggi e in piena osservanza della giurisprudenza costituzionale hanno obbligato i medici ad impiantare solo l’embrione sano. Terzo punto: le nuove linee guida svuotano di contenuto e competenza il ruolo dell’Istituto Superiore di Sanità. Quarto punto: esse vogliono applicare un sistema di identificazione e schedatura dei pazienti che accedono alla fecondazione assistita, in piena violazione della legge sulla privacy. Quinto punto: gli embrioni abbandonati dovranno essere conservati a spese delle Regioni, che già in materia sanitaria sono in grave disavanzo.

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 13:20

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