Vaticano IL MAGISTERO DELLA CHIESA DOCET 

Anche le questioni sociali sono " non negoziabili "

Giuseppe Di Leo

Perché Bonino no e Cota sì? Attraverso l’analisi degli interventi presso la Pontificia Accademia delle Scienze, emerge la “non negoziabilità” delle questioni antropologiche e sociali. Eppure l’informazione racconta solo la “non negoziabilità” dei temi bioetici 

Forse per ragioni elettoralistiche o forse perché in buona fede ne era convinto, qualcuno nelle settimane della campagna elettorale per le elezioni regionali di marzo ha ritenuto di ravvisare che nel magistero di Santa Romana Chiesa le questioni antropologiche si trovassero, per importanza, un gradino più in alto rispetto alle questioni sociali. Si è scritto (e sostenuto) che quest’ultime fossero, sì, importanti ma, al contrario delle questioni antropologiche, negoziabili. E’ una visione delle cose errata. Non ricorrerò al patrimonio immenso del pensiero cristiano, a cominciare dai primi Padri della Chiesa, su cui ho già scritto un pezzo sul mio link Il codice Di Leo di Fai Notizia e al quale rimando i miei lettori. Preferisco soffermarmi invece su quanto in proposito hanno insegnato i Pontefici dell’ultimo mezzo secolo. Lo faccio estrapolando brani dagli interventi che i Papi hanno indirizzato soprattutto alla Pontificia accademia delle scienze.

La difesa delle persona umana per Paolo VI passa attraverso la difesa della vita nascente che si estrinseca attraverso una nuova dimensione ecologica della politica. Per esempio, nella gestione delle risorse idriche papa Montini riteneva non-negoziabili due principi: il principio della prudenza e della partecipazione, affinché tutti gli individui siano coinvolti nella pianificazione e nella gestione dell’acqua; il principio di solidarietà, che chiama in causa la dimensione caritativa della politica a salvaguardia delle generazioni future. Sulle risorse energetiche Giovanni Paolo II, in un discorso rivolto alla Pontificia accademia delle scienze nel 1980, dichiarò non-negoziabile l’uso delle stesse proporzionato alla salvaguardia ecologica della natura. Non-negoziabile è altresì per Giovanni Paolo II l’impegno dei governi e delle organizzazioni internazionali a favore della natura per migliorare la qualità della vita. “Il rapporto armonioso fra l’uomo e la natura è un elemento fondamentale della civiltà e possiamo ben immaginare il contributo che la scienza può portare in questo settore dell’ecologia per la difesa contro le alterazioni violente dell’ambiente e per l’accrescimento della qualità della vita attraverso l’umanizzazione della natura” (Discorso del 28 ottobre 1986). Non-negoziabile è l’impegno contro lo sterminio per fame nel mondo. Ancora Giovanni Paolo II: “La chiave dello sviluppo umano va trovata in uno sforzo generoso di solidarietà fra tutti i gruppi e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Giustamente voi avete sottolineato che gli interventi necessari, in questa grave materia, devono rispettare le persone con le loro tradizioni, cioè superare il piano strettamente economico e tecnico per tenere conto dei principi della giustizia sociale e dell’autentico sviluppo della persona umana” (Discorso ai membri della Pontificia accademia delle scienze del 31 ottobre 1988). Non-negoziabile è la funzione sociale del lavoro.

Nel suo discorso del 22 marzo 1996 Giovanni Paolo II (ancora lui!) affermò che “tutti i sistemi economici devono avere come principio primo il rispetto dell’uomo e della sua dignità. A coloro che, per un qualsiasi motivo, offrono impiego, è opportuno ricordare i tre grandi valori del lavoro. Innanzitutto il lavoro è il mezzo principale per esercitare un’attività specificatamente umana (…). E’ dunque per ogni persona il mezzo normale per soddisfare i suoi bisogni materiali e quelli dei suoi fratelli posti sotto la sua responsabilità. Il lavoro ha una funzione sociale”. Non-negoziabile è nel nuovo mondo globalizzato il principio di sussidiarietà. Il primo Papa che ha vissuto l’epoca della globalizzazione è stato Wojtyla, che infatti ammonisce: “La globalizzazione non deve essere un nuovo tipo di colonialismo. Deve rispettare la diversità delle culture che, nell’ambito dell’armonia universale fra i popoli, sono le chiavi interpretative della vita” (Discorso alla Pontificia accademia delle scienze del 27 aprile 2001). Aggiunge Benedetto XVI: “Una società che onora il principio di sussidiarietà libera le persone dal senso di sconforto e di disperazione garantendo loro la libertà di impegnarsi reciprocamente nelle sfere del commercio, della politica e della cultura.

Quando i responsabili del bene comune rispettano il naturale desiderio umano di autogoverno basato sulla sussidiarietà lasciano spazio alla responsabilità e all’iniziativa individuali, ma soprattutto lasciano spazio all’amore” (Discorso del 3 maggio 2008). Per chiarire a noi stessi le sfaccettature del magistero della Chiesa è sempre opera buona e giusta ruminare sugli interventi papali. E anche questo è un principio non-negoziabile.  

Mercoledì, 19 maggio, 2010 - 13:07

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