Introduzione

Al regime lucano lo "spartito radicale" suona stonato

di Elisabetta Zamparutti

Esiste in Italia una congiura del silenzio sui delitti commessi dalla classe politica che riguarda certamente anche la situazione lucana. Da parlamentare Radicale “eletta” in questa Regione ritengo questo un fatto da analizzare innanzitutto con il PD per decidere se superarlo. La Basilicata è per me un banco di prova dell’idea che abbiamo di Governo del Paese, del modello di sviluppo economico ed energetico che intendiamo perseguire. Parliamo di una Regione tra i primi posti in Italia per decessi da malattie tumorali, la cui incidenza è in costante crescita rispetto al resto del Paese. Parliamo di una Regione dove la sovrapposizione tra ente controllore e controllato, certamente in materia ambientale, è una costante. Sarà anche per questo che l’Arpab, l’ente preposto ai controlli ambientali regionali, di nomina regionale, pur dicendo di effettuare i monitoraggi non li rende pubblici impedendo interventi tempestivi in materia di rischi ambientali. Penso alla Trisaia di Rotondella, alle 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta attività qui stoccati, dove l’ente gestore, la Sogin, ha operato e probabilmente ancora opera in regime di sostanziale autocontrollo e con l’Arpab che si limiterebbe a convalidarne i dati. Penso alla Val d’Agri, ai suoi 55 pozzi in produzione esentati finora dai controlli dell’istituendo (da 12 anni!) “Osservatorio ambientale sulla Val d’Agri” che sarà comunque al soldo dell’ENI, società protagonista dell’attività estrattiva. Penso al silenzio tenuto per almeno un anno dall’Arpab (2008-2009) sul fatto che l’inceneritore Fenice immette mercurio e altre sostanze cancerogene nel fiume Ofanto e che comunque, prima durante e dopo il periodo di omertoso silenzio dell’ente regionale di controllo, nessuno ha provveduto a far fermare. Penso a come, nonostante il monitoraggio dell’Arpab, le analisi sulle acque del Pertusillo, di Monte Cutugno, della Camastra e di Savoia Lucania - invasi che riforniscono acqua sia per usi potabili che irrigui - realizzate in forma assolutamente indipendente, grazie al contributo di Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e Nessuno tocchi Caino, da Maurizio Bolognetti con l’ausilio del tenente di polizia Giuseppe di Bello, abbiano evidenziato un grave inquinamento di origine biologica per la presenza di colibatteri fecali (dovuta a cattivo funzionamento dei depuratori) e di origine chimica per la presenza di bario e boro (dovuta probabilmente alle perforazioni petrolifere). Lascia interdetti la tempestività della magistratura lucana che, attenendosi ai soli dati Arpab e senza alcuna verifica su quanto emerso dalle contro-analisi, ha messo sotto processo per aver divulgato i dati dell’inquinamento delle acque degli invasi lucani chi quelle controanalisi ha voluto e fatto e che nulla si sa invece delle numerose denunce in merito alle situazioni ambientali del sito di bonifica di Tito Scalo, dell’inceneritore Fenice e della Val Basento presentate da Maurizio Bolognetti. Saranno solo le immagini dei pesci che galleggiano morti in acque putride o quelle dell’alga rossa che sta proliferando nel Pertusillo - non per il calore, come ha asserito l’Arpab, ma per l’inquinamento - a testimoniare almeno di fronte all’opinione pubblica (perché poi un conto sono le verità processuali, altro sono le verità storiche) chi aveva ragione? Credo di no, anche se sappiamo bene che in questa Regione come in questo Paese tutto opera affinché noi Radicali, e con noi le istanze di legalità e trasparenza, si possa arrivare solo fino a un certo punto e non oltre. Ma noi ci rivolgeremo alle sedi di denuncia e giurisdizione sovranazionali per chiedere il rispetto di quanto stabilito dai patti internazionali sul diritto al “libero accesso alle informazioni, alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alla giustizia in materia ambientale” (art 1 Convenzione di Aarhus ratificata dall’Italia con legge n. 108 del 16 marzo 2001). Ma intanto chiedo: fino a quando Vincenzo Sigillito deve restare a presidiare più che presiedere l’Arpab? Fino a quando le denuncie sulle mattanze da Tito Scalo alla Val Basento resteranno nei cassetti delle procure? Fino a quando la voce di Maurizio Bolognetti dovrà restare una voce fuori dal coro, non perché sia stonata, ma perché evidentemente segue uno spartito del tutto diverso e alternativo?

Mercoledì, 1 settembre, 2010 - 14:56

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