Ai Luca di oggi: abbiate fede nella scienza

di Umberto Veronesi

  Nella sua prefazione al libro “Il maratoneta. Storia di una battaglia di libertà” accenna all’incontro con Luca. Al di là delle questioni di etica, di politica e della sua militanza al partito radicale quali sarebbero stati i consigli che si sentiva di dare a Luca e si sente di dare ai Luca di oggi? Ciò che Luca aveva da insegnarmi era molto di più dei consigli che potevo dargli. L’unico consiglio adeguato da parte mia sarebbe stato in realtà un incoraggiamento a permanere sulla strada intrapresa. A continuare a lasciarsi affascinare, come lui stesso ha scritto, dal mistero dell’universo e dagli interrogativi che suscita. Quel fascino, più forte della paura, che non cessa di guidare l’uomo nella conoscenza della realtà. Ai Luca di oggi non posso che consigliare di fare propria la stessa sete di conoscenza che ha animato Luca, la stessa fiducia in quella “parte dell’umanità [che] è alla ricerca continua di percorsi di conoscenza che possano, da un lato, aumentare il nostro bagaglio culturale, dall’altro migliorare le nostre condizioni di vita. Queste sono infatti le finalità ultime della scienza e della ricerca scientifica.” Proprio la fiducia nella capacità dell’uomo di comprendere la natura e i suoi meccanismi a vantaggio della vita, cioè la fiducia nella scienza, è stata alla base della battaglia combattuta da Luca e ha dato un senso anche alla sua malattia. Per questo non posso che augurarla a tutti i malati, e a tutti noi. Nella stessa prefazione, parla dello sguardo penetrante di Luca e della grinta che lo ha portato a combattere in prima linea per i suoi ideali e per la libertà. Ad oggi, crede che Luca abbia raggiunto la sua oasi sia politica che intellettuale? Nel suo libro, Luca scrive di aver capito qual era il vero oggetto della sua ricerca nel Deserto del Sahara: “una rotta verso la terra dove abitano Amore e Speranza”. Non possiamo sapere se l’abbia raggiunta. Quello che è certo è che la rotta l’aveva trovata, e che ha trascinato tanti di noi con sé nel suo viaggio di ricerca: risvegliando e mettendo in moto le nostre coscienze, mobilitando il nostro senso di responsabilità e accendendo in noi la sua stessa passione. Conclude parlando del Luca maratoneta, come mai questo aspetto lo aveva colpito? E in particolare qual è stata la “corsa con la mente” che ritiene più interessante? Luca è stato maratoneta fino all’ultimo. In tutta la sua malattia non ha mai cessato di impiegare la stessa energia e determinazione che da sano spendeva senza risparmio nelle sue imprese sportive. Mi ha colpito proprio questa sua forza, questo autocontrollo che da fisico si è sublimato in interiore, per correre verso una meta ideale, la libertà di ricerca. Anche il suo correre si è trasformato da fatto privato, da semplice misura delle proprie potenzialità, a missione umana e sociale. Luca si è ritrovato addosso, ed ha eroicamente accettato, la sfida di correre, di combattere – per usare una sua espressione – per un bene per tutti. Lo testimoniano le sue parole: “La battaglia alla quale sto dando spirito e corpo è quella per le libertà, e in particolare quella di ricerca scientifica. È una battaglia che non ho scelto, ma che mi ha scelto. La sto combattendo, così come si vive un’esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire. Nel darle corpo e voce, pensavo che il maratoneta che non può più correre la corsa di maratona mi avesse abbandonato, invece è ancora in me, è me.” 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 14:04

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