Intervista a Dario ERMACORA, Presidente Coldiretti Friuli Venezia Giulia

Agricoltori svantaggiati

di Annalisa Chirico

 1. L'opposizione della Coldiretti alle colture OGM è basata su prove scientifiche?

 
La nostra opposizione alle colture OGM ha tre motivazioni. Innanzitutto, sul piano economico non molti sanno che negli Stati Uniti, dove si coltiva quasi il 50% della   superficie mondiale investita a OGM, il Dipartimento di Stato, dopo molti anni di esperienza, ha dichiarato che l’introduzione degli OGM non ha portato nessun miglioramento al reddito degli agricoltori. La coltivazione degli OGM prevede aziende agricole di grandi dimensioni. Se non c’è stato un miglioramento del reddito per gli agricoltori statunitensi - che coltivano aziende che mediamente superano i 120 ha di superficie – è difficile che possano produrre un miglioramento ai redditi dei nostri agricoltori, la cui superficie media aziendale è inferiore agli 8. Inoltre gli OGM favoriscono la concentrazione delle superfici in poche aziende, la cui conseguenza è l’espulsione di manodopera dal settore agricolo. Inoltre, l’introduzione delle colture OGM, che vogliono dire omologazione, cancellerebbe tutti i nostri sforzi per la valorizzazione del Made in Italy.
Ci sono poi i rischi per la salute delle persone. Nella comunità scientifica  internazionale è in corso una discussione molto animata sull’impatto degli OGM sulla salute umana, cosa che, ad oggi, ci consente solo di concludere che non ne sappiamo abbastanza e quel poco che sappiamo lascia molto spazio alla preoccupazione.
Ad esempio il professor Mario Bizzarri dell’Università “ La Sapienza di Roma “ ha evidenziato:
alterazioni nella qualità e nel valore nutrizionale dei cibi; resistenza agli antibiotici; tossicità; allergenicità; creazione di nuovi virus; tumori; effetti imprevedibili. Fino a quando il verificarsi di questi rischi non venga scientificamente escluso, deve prevalere il principio della precauzione.
La terza ragione della nostra opposizione agli ogm riguarda i rischi per l’ambiente. La pianta OGM può diventare infestante, comporta la riduzione della biodiversità e la diffusione di transgeni attraverso l’ibridazione. Quella attraverso il polline si è rivelata non solo inevitabile ma anche ingovernabile e uno studio in Australia ha dimostrato che il polline ha ibridato piante non OGM fino a 3 Km. Inoltre, è di pochi giorni fa la notizia che arriva dalla Svezia, dove i campi destinati alla produzione della patata OGM Amflora, autorizzata nell’UE a fini industriali, sono stati contaminati da un’altra patata OGM, ossia la Amedea, quest’ultima non autorizzata in Europa e, quindi, illegale, entrambe prodotte dal gruppo tedesco Basf. Si tratta di una notizia confermata da esponenti istituzionali dell’Unione Europea, in ordine alla quale i rappresentanti della multinazionale devono adesso fornire tutti i chiarimenti.
 
2. In sede di Conferenza Stato Regioni è stata bloccata la discussione per l'adozione delle linee guida sulla coesistenza tra coltivazioni geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. La Coldiretti ha esultato. Perché?

Perché i nuovi orientamenti dell’Unione Europea lasciano liberi gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate. A nostro avviso, il nuovo quadro normativo non pone più il problema di definire regole per la coesistenza, bensì di scegliere se praticare o meno le coltivazioni transgeniche. Noi abbiamo già scelto.ù
 
3. La Coldiretti è una delle 27 organizzazioni aderenti alla "Task Force per un'Italia libera dagli OGM". Vi siete rivolti al governo per chiedere la distruzione delle coltivazioni transgeniche già individuate, come quelle dell'agricoltore Giorgio Fidenato nel pordenonese. Siete sicuri che tenere fuori l'Italia dall'innovazione tecnologica in campo agroalimentare sia la scelta giusta da fare?

Come dice il professor Marcello Buiatti dell’Università di Firenze la tecnica usata per la produzione di OGM è obsoleta, come dimostrato dal fallimento produttivo, pertanto essere contro questi OGM non vuol dire tenere fuori l’Italia dall’innovazione tecnologica. Noi siamo favorevoli ad una ricerca fatta in ambienti chiusi e confinati ed indipendente che sviluppi nuove tecnologie, senza ricorrere alla modificazione genetica, capaci di incrementare la competitività del settore agroalimentare, nel rispetto della biodiversità.
 
4. E' d'accordo a vendere mangimi contenenti soia tipicamente OGM per alimentazione zootecnica? La ritiene una pratica sicura?

Premesso che il mondo accademico e le agenzie ufficiali hanno minimizzato il problema della possibile presenza di componenti GM negli alimenti di origine animale, ottenuti utilizzando mangimi derivati da coltivazioni OGM, comunque, noi siamo favorevoli a creare delle filiere completamente libere da OGM anche per la produzione di mangimi da utilizzare negli allevamenti di animali. Questo già succede in molti allevamenti legati a produzioni tipiche di qualità, perciò ci auguriamo che, magari, con l’introduzione di alcuni benefici specifici gli allevamenti completamente liberi da OGM possano aumentare fino a rappresentare la totalità dei nostri allevatori. A questo proposito è bene rammentare come la normativa comunitaria, a tutela dei consumatori europei, ha stabilito che gli alimenti geneticamente modificati sono sottoposti ad una procedura di autorizzazione per l’immissione sul mercato. E’ vietato, quindi, commercializzare questi OGM in assenza di oppure con modalità diverse da quelle previste dall’autorizzazione. Da tale autorizzazione, però, sono esclusi gli alimenti ed i mangimi prodotti con un OGM, ovvero nei casi in cui l’OGM entra nel processo di produzione esclusivamente con il ruolo di coadiuvante tecnologico. Fra i coadiuvanti tecnologici usati nella produzione del latte o del prosciutto, rientrano, per esempio, i mangimi con cui gli animali sono stati alimentati. Quindi, i prodotti che provengono da animali nutriti con mangimi OGM o curati con farmaci OGM non sono, di per se stessi, oggetto di autorizzazione preventiva né soggetti alle regole di etichettatura obbligatoria. E’ l’Unione Europea che esclude, dunque, la presenza di rischi di contaminazione da organismi geneticamente modificati in tali casi. Ciononostante, noi ci siamo sempre battuti perché la normativa europea garantisse una trasparenza verso i consumatori, anche da questo punto di vista. Siamo convinti, infatti, che i consumatori debbano essere adeguatamente informati sui processi di produzione, indipendentemente da qualsiasi valutazione di tipo tecnico sulla presenza o meno di OGM, ad esempio, nel prodotto di origine animale proveniente da un capo nutrito da OGM. Mancando simili regole, non è facile per i produttori che vogliano operare nell’ambito di filiere completamente libere da OGM, acquistare sul mercato, ad un costo ragionevole, mangimi non OGM. Sussistono, quindi, delle difficoltà oggettive da questo punto di vista, ma siamo convinti di poterle superare grazie al progetto di filiera agricola tutta italiana.
 
5. I consorzi di riferimento Coldiretti vendono mangimi con soia OGM?

Se si intendono le realtà economiche che erogano servizi e vendono fattori produttivi, mezzi meccanici e tecnici per tutte le imprese agricole del nostro Paese, evidentemente esse debbono offrire una ampia gamma di prodotti; come vendono presidi sanitari e fertilizzanti per l’agricoltura biologica e per l’agricoltura convenzionale, vendono mangimi OGM free e mangimi che non hanno questa certificazione. Non dimentichiamo però che esistono moltissime aziende agricole che utilizzano cereali, foraggi e proteine vegetali aziendali per l’alimentazione del bestiame e quindi certamente OGM free.
 
 
6. Da tempo l'agricoltura è sempre di più un settore sussidiarizzato. Qual è, secondo Lei, una strategia di mercato per il futuro dell'agricoltura italiana?
 
L’unica strategia di mercato possibile per l’agricoltura italiana del futuro è la realizzazione del progetto di Coldiretti per una “ Filiera agricola tutta italiana firmata dagli agricoltori “. Ciò vuol dire difesa del “ Made in Italy “ dalle falsificazioni e completamento della legge sull’etichettatura obbligatoria che indichi l’origine delle produzioni, valorizzando così anche i territori interessati per uno sviluppo complessivo dell’economia rurale del nostro paese.
 
 
Venerdì, 15 ottobre, 2010 - 15:17

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it