8 per Mille e 5 per Mille: figli e figliastri

di Rocco Berardo

Il 5 per Mille del 2006 i cui proventi sono stati devoluti ai soggetti prescelti dal contribuente solo nel 2008 ha avuto un iter giudicato al tempo lunghissimo e tormentato. Molte sono state le pressioni - dopo molte proteste - perché il Governo (prima Prodi e poi Berlusconi) arrivasse a conclusione del procedimento durato alla fine circa due anni.
Nel 2009 avremmo pensato che le lungaggini burocratiche fossero state superate da un istituto non più nuovo per la macchina dello Stato. Purtroppo non solo non è stato così, ma addirittura abbiamo peggiorato la prestazione dell’Amministrazione pubblica: ad oggi, infatti, non solo non è stato consegnato alcun contributo alle associazioni, istituti di ricerca, e altri enti relativo all’anno 2007 (nonostante siano passati due anni), ma non è stato ancora calcolato l’importo relativo alle scelte effettuate per quell’anno.
Mentre rimangono addirittura sconosciute sia le scelte effettuate dai contribuenti, sia gli importi relativi del 5 per Mille 2008.
Come è possibile questo? Evidentemente oltre a una non perfetta macchina statale dietro questo ritardo c’è un’ostruzione politica comprovata almeno da due fatti. Il primo: quando il terremoto ha colpito l’Abruzzo la prima fonte di gettito per la ricostruzione è stata individuata nell’ambito del 5 per Mille (e fortunatamente l’insensata proposta del Ministro Tremonti di mettere un ente costituito ad hoc per la ricostruzione contro le associazioni di volontariato non ha avuto seguito); il secondo: nonostante il 5 per mille e l’8 per mille vengano scelti dal contribuente contestualmente, la destinazione finale dei soldi avviene, per l’uno quasi perentoriamente per l’altro - ce ne siamo accorti - senza nessuna regola temporale.
L’Associazione Luca Coscioni inizierà a chiedere conto, in ogni sede, al Governo di questo ingiustificata e ingiustificabile lentezza (di anni…), che rappresenta, di fatto, per gli enti individuati dalla legge una perdita secca sugli interessi accumulati dal ritardo e al tempo stesso l’impossibilità di programmare gli investimenti necessari.
 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 16:12

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