Arriva il trapianto anti-rigetto




Paolo MacchiariniIl primo trapianto di trachea senza farmaci  anti-rigetto, presentato ieri all’ospedale Clinic di Barcellona, è  opera dell‘italiano Paolo Macchiarini e  vede in primo piano due laboratori della  Penisola. L‘intervento, al centro di un articolo  pubblicato sulla rivista «Lancet»,  ha visto il chirurgo viareggino, da tempo  all‘estero, trapiantare una protesi di sette  centimetri di trachea rigenerata in laboratorio  grazie a cellule staminali vicino  al polmone sinistro di una cittadina  colombiana di 31 anni, Claudia Castillo.

 Un‘operazione indispensabile per la  donna, poiché le sue vie respiratorie erano  collassate in seguito a una forte tubercolosi,  rendendole quasi impossibile la  respirazione. L‘aspetto più spettacolare  e innovativo è stato l ‘utilizzo delle cellule  staminali della paziente per ricoprire  il tessuto del donatore. «Si tratta di cellule  staminali adulte, prelevate dal midollo  osseo della paziente stessa e quindi  perfettamente compatibili con il suo sistema  immunitario - spiega Macchiarini,  50 anni, responsabile di chirurgia toracica  presso l‘ Università di Barcellona -.   Ciò ha permesso di evitare l ‘utilizzo di  farmaci anti-rigetto, migliorando enormemente  la qualità di vita della paziente,  dimessa ad appena l0 giorni dall‘intervento,  ma anche di abbattere significativamente  i costi».   

Prima di arrivare all‘intervento ci sono  voluti però diversi mesi, e una collaborazione  di almeno due anni, per mettere  a punto questa sofisticatissima protesi  biologica. Il segmento di trachea, prelevato  da un donatore cadavere, è stato  prima ripulito da tutte le cellule del donatore  grazie all‘équipe dell‘ Università di  Padova guidata da Mariateresa Conconi  e Pier Paolo Parnigotto che vantano più  di 15 anni di esperienza in questo settore  e hanno preparato sistemi analoghi per  pancreas, fegato e muscoli.  «Ciò che resta è in pratica un‘ impalcatura biologica  - spiega Conconi- che non  ha più tracce di tessuti del donatore e  quindi non rischia di scatenare pericolosi  fenomeni di rigetto, ma conserva ancora  alcuni fattori di crescita».

 Una volta  preparata l‘ impalcatura, sono entrate in  gioco le cellule staminali adulte preparate  dal gruppo guidato da Anthony P. Hollander  presso l‘Università di Bristol, in  Gran Bretagna, e che si sono dimostrate  in grado di differenziarsi in due tipi diversi  di tessuti in grado di ricoprire l ‘interno  e l ‘esterno della protesi. L‘ultimo passaggio è avvenuto grazie  al lavoro di Sara Mantero, bioingegnere  presso il Politecnico di Milano, e di Maria  Adelaide Asnaghi, che sta completando  il dottorato nell‘ istituto meneghino.  «Abbiamo sviluppato un piccolo bioreattore  che ha permesso alle staminali della  paziente, coltivate in laboratorio, di ricoprire  la struttura in collagene della trachea  - spiega Mantero - fino ad avere un  segmento lungo come un dito». Nessuna delle metodologie messe a  punto dai due laboratori italiani è coperta  da brevetto, ma i ricercatori pensano  già a espanderne l ‘uso. «Claudia ha recuperato  le sue capacità respiratorie e vive  da cinque mesi senza farmaci osserva  Macchiarini, laureato a Pisa ma emigrato  subito dopo la laurea per seguire  una carriera che l ‘ha portato anche in  Usa e Francia -. Bisogna procedere con  molta cautela, ma vorremmo esplorare  la possibilità di applicare la tecnica anche  per altri organi come la laringe e altri  organi. Farlo in Italia sarebbe certamente  possibile, se solo ci fosse più tranquillità  per la ricerca».      

 


Il sole 24 ore

di Guido Romeo
Giovedì, 20 novembre, 2008 - 12:14

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Link per vedere un filmato che descrive l'operazione

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_a4b78dee-b7f4-11dd-bedb-00144f02aabc&vxBitrate=300

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