ANALGESICI DALL'OPPIO AFGANO

DI Marco Perduca

Il sette marzo scorso, alla vigilia del dibattito alla Camera sul finanziamento delle missioni italiane all'estero il deputato radicale della Rosa nel Pugno Sergio D'Elia ha presentato sotto forma di ordine del giorno una richiesta al Governo già adottata come risoluzione dalla Camera dei deputati a luglio 2006 per convertire le colture illecite di oppio in produzione di analgesici per la cura del dolore. L'OdG (vedi riquadro) è stato fatto proprio da tutta l'Unione e in seguito, grazie al Vice Ministro Ugo Intini, anche dal Governo e impegna l'Italia ad agire, all'interno del sistema delle Nazioni unite, affinché si esplorino tutte le vie possibili per mettere fine all'eradicazione del papavero e ne si legalizzi la produzione per fini medico-scientifici. L'impegno radicale a favore della libertà del popolo afgano risale alla metà degli anni Ottanta durante l'invasione sovietica quando, insieme al PSI vengono organizzate numerose manifestazioni pubbliche, ma è grazie al lavoro di Commissario europeo per gli aiuti umanitari di Emma Bonino, che nell'autunno del 1997 viene arrestata dai talebani mentre in visita a un ospedale femminile, e allo status consultivo del Partito Radicale Transnazionale che da una parte con la campagna "un fiore per le donne di Kabul" che, tra le altre cose vuole scongiurare il riconoscimento internazionale per il governo talebano, e dall'altra con la critica al piano di Pino Arlacchi che voleva investire pesantemente nel finanziamento dell'eradicazione dell'oppio afgano, anche in collaborazione col Mullah Omar, che i contatti si fanno più intensi. Negli ultimi anni, il Partito Radicale e la Lega I n t e r n a z i o n a l e Antiproibizionista, nella loro azione congiunta alle azioni unite, si sono uniti ad altre organizzazioni come l'olandese Transnational Institute e il britannico Senlis Council che avevano iniziato ad approfondire la possibilità di passare dalla promozione di colture alternative all'oppio a una sua utilizzazione per il mercato legale degli analgesici. Da due anni il think tank britannico ha messo a punto uno studio di fattibilità in cui si evidenziano prospettive e problemi della conversione delle colture illecite nel mercato legale per le cure del dolore. La proposta non vuole essere né un espediente per tenere compatta la maggioranza, né, tantomeno, una provocazione nei confronti dell'opposizione bensì l'avvio di un percorso che propone una progressiva evoluzione delle spese e strutture militari in investimenti civili per favorire il progresso verso la libertà e la democrazia dell'Afghanistan liberato dal governo dei talebani. L'impegno preso dal Governo italiano, che dovrà essere condiviso coi partner presenti e attivi in Afghanistan - magari anche in una conferenza per la pace in quel paese - potrebbe consentire l'innesco di un circolo virtuoso in cui si passerebbe dalle politiche di eradicazione forzata del papavero alla promozione di norme da "stato di diritto" che invece di privare i contadini afgani della maggiore fonte di introiti a loro disposizione, ne consentirebbe la conversione per il mercato legale. Non si tratta, come denunciato dal centro-destra, di legalizzare il narcotraffico, ma di rispondere all'appello dell'OMS che ritiene occorra fare sforzi globali per soddisfare il crescente fabbisogno reale di analgeisici, specie nei paesi poveri. Il sistema internazionale che governa la produzione e compravendita delle sostanze e piante contenute nelle tre Convenzioni delle Nazioni unite in materia di sostanze stupefacenti viene monitorato dalla Giunta internazionale per il controllo delle sostanze narcotiche (INCB) che, sulla base delle stime ricevute dagli stati membri dell'ONU e territori internazionalmente riconosciuti, quantifica la domanda legale di dette sostanze garantendo che ad essa corrisponda una quantità pari di offerta delle sostanze controllate dalle Convenzioni. Qualora si verifichi un eccesso di offerta, essa viene accantonata e va a incidere sulla quantità legale prodotta globalmente per l'anno successivo. Il rapporto annuale dell'INCB del 2006 denuncia che solo il 78% degli Stati membri delle Nazioni unite forniscono stime corrette relativamente alla documentazione necessaria per certificare la quantità delle sostanze soggette al controllo delle Convenzioni da utilizzarsi legalmente per fini medico- scientifici. Tra i paesi che non comunicano i propri dati ci sarebbero i più poveri e quelli interessati da conflitti. Malgrado questo, o forse a causa di ciò, l'INCB riporta un basso livello di consumo degli analgesici da oppio per la cura del dolore (sia moderato che severo), in particolare la situazione che caratterizza numerosi paesi in via di sviluppo rimane un punto di grave preoccupazione per il Board. Dal 1996 al 2005 il consumo globale di morfina è raddoppiato passando da 16 a quasi 32 tonnellate, Circa 50 paesi hanno aumentato la loro prescrizione di oppiacei di oltre il 100% nello stesso periodo. Il 70% dei paesi col più alto consumo di analgesici da oppio si trova in Europa e in America del nord. In aggiunta alla mancata comunicazione del 22% dei membri dell'Onu, il Rapporto 2006 lamenta inoltre il fatto che, per molti anni consecutivamente, un sostanziale numero di Governi non ha aggiornato le proprie stime relativamente alla richiesta di sostanze psicotrope legali tra le quali figurano la morfina e la codeina. Questa mancanza di documentazione fa ragionevolmente ipotizzare quindi che vi sia una certa inattualità delle cifre in possesso del Board relativamente alla quantificazione del reale fabbisogno mondiale di oppiacei, nonché della sua distribuzione territoriale tra i vari stati e territori riconosciti dalle Nazioni unite. Negli ultimi mesi i Paesi bassi hanno classificato l'eroina come medicina per la cura delle tossicodipendenze, mentre in Italia è prevista una liberalizzazione della prescrizione della morfina nel quadro della promozione delle cure del dolore. Tanto l'INCB quanto l'UNODC (Ufficio Onu per la droga e il crimine) stimano che nel 2006 la produzione illecita di oppio in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate, un incremento del 50% rispetto all'anno precedente. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione di eroina pari al 93% delle produzione di materie prime per eroina per un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari, eroina che raggiunge nella stragrande maggioranza dei casi i mercati europei principalmente attraverso l'Iran, il Pakistan, l'Uzbekistan mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche site al nord nonché la Cina. Solo una frazione infinitesimale del giro d'affare legato al traffico di oppiacei resta ai contadini mentre il resto va ad arricchire i signori della droga, quelli della guerra, i Talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana. L'Onu ritiene che 2,9 milioni di persone (pari al 12,6% della popolazione) siano coinvolte a vario livello nella produzione di oppio e nel traffico di oppiacei più o meno raffinati, e che le discrepanze tra le previsioni di crescita elaborate dal Fondo Monetario Internazionale che anticipavano una crescita del 12%, contro l'8% riportato, siano dovute a una diminuzione della produzione di cereali scartata per la coltivazione una pianta maggiormente redditizia come il papavero. Secondo l'UNODC nel 2006 la superficie dell'Afghanistan dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto la superficie record di 165.000 ettari, un incremento del 59% rispetto al 2005 e più del doppio del 2003. Le autorità afgane segnalano che l'area in cui le colture illecite di papavero sono state eradicate dai governatori locali, che nel 2005 era di 5.000 ettari, è triplicata per il 2006 (15.300) ma rappresenta poco meno del 10% della superficie totale per la produzione dell'oppio. Il giro d'affari mondiale generato dall'eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l'ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro, che l'ONU ritene interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1.500 miliardi di dollari). L'aumento più significativo della coltivazione è stato registrato nella provincia meridionale di Helmand dove la coltivazione ha raggiunto i 69.300 ettari in un contesto che negli ultimi mesi è stato caratterizzato da un inasprimento degli scontri tra le forze della Coalizione internazionale e i Talebani, uno sviluppo in controtendenza rispetto alle fasi iniziali dell'intervento militare dell'inverno 2001 quando la produzione aveva toccato i minimi storici dei 7.606 ettari in tutto il paese. L'UNODC certifica che solo 6 delle 34 province Afgane non conoscono la produzione di papavero. A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, e in linea con quanto già fatto negli anni scorsi, l'INCB ha invocato ancora una volta l'articolo 14 della Convenzione unica sulle sostanze stupefacenti dell'Onu seguendo da vicino le attività del Governo di Kabul volte ad adottare tutte le misure necessaria per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. Nel 2004, grazie all'impegno europeo, il direttorato nazionale anti-droga è stato elevato a rango di Ministero. Nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, ad agosto del 2006, è stata istituita la Commissione per la regolamentazione delle droghe che dovrà "regolare l'esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico- scientifici e impieghi industriali leciti". La coltivazione di oppio è già legale in India, Turchia, Francia, Ungheria, Blugaria, Repubblica ceca, Spagna e Australia, ma non risulta sufficiente a coprire la crescente richiesta mondiale di oppiacei per le terapie del dolore. Il 79% della produzione globale degli oppiacei si consuma in dieci paesi tra l'Europa e il Nord America, mentre i paesi in via di sviluppo, che rappresentano circa l'80% della popolazione mondiale, corrispondono solo al 10% del consumo globale di morfina. Allo stesso tempo, sebbene nel 2005 sia stato creato dalle Nazioni unite l'Emergency Relief Fund per far fronte a carestie e calamità naturali, non è mai stato discusso uno stoccaggio significativo di oppiacei per il pronto intervento umanitario. :e ripercussioni di questo tipo di politiche nei confronti dei paesi poveri hanno delle drammatiche, se non tragiche, ripercussioni in zone come l'Africa dove l'AIDS sta decimando intere popolazioni e i malati terminali muoiono tra atroci sofferenze. Ultimo, ma non per questo meno importante, l'Italia, è al 103° posto per l'utilizzo della morfina contro il dolore, una conseguenza delle ingerenze delle gerarchie cattoliche e della necessaria "cultura del dolore". Anche a seguito della vicenda del sequestro del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo, l'Italia dovrà lavorare bilateralmente e multilateralmente affinché il suo ruolo di attore importante in Afghanistan venga confermato con l'assunzione di ulteriori responsabilità anche civili. Quanto messo in moto con l'ordine del giorno alla Camera dovrà essere arricchito da decisioni simili in altri paesi europei per costruire un fronte trans-nazionale che al dogma dell'eradicazione proibizionista opponga il buon senso di un pragmatismo che, grazie alla sicurezza militare, favorisca il progresso civile di un paese reduce da oltre 30 anni di guerre e invasioni straniere.

Giovedì, 22 novembre, 2007 - 16:30

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