Anagrafe dei lottizzati: il caso dei baroni della sanità pubblica

di Fabrizio Starace

Nel nostro Paese la gestione della sanità pubblica è affidata, secondo i dati del Ministero Salute del giugno 2008, a 160 Aziende Sanitarie Locali (che comprendono 438 Presidi Ospedalieri a gestione diretta ASL), 97 Aziende Ospedaliere e 10 Policlinici Universitari. Ai vertici di queste Aziende siedono altrettanti Direttori Generali, Direttori Sanitari, Direttori Amministrativi, che costituiscono la c.d. direzione strategica aziendale. La nomina dei vertici aziendali è uno dei punti dolenti del processo di aziendalizzazione della sanità: essa è affidata ai Governi Regionali, con ampi margini di discrezionalità circa la definizione delle caratteristiche professionali richieste. Ciò che nei fatti avviene, come riportato da Pirani (Repubblica, 9 settembre 2008), è che "...il presidente della Regione nomina l'assessore alla Sanità (primo livello di scontro e compromesso); l'assessore nomina i direttori generali delle Asl, in nome del "primato della politica" (secondo livello di scontro e spartizione intra-coalizione)...". Insomma, una vera e propria lottizzazione partitica che, in nome delle caratteristiche "fiduciarie" della nomina, produce "una federazione di sultanati locali, con una rete di cacicchi sanitari al loro servizio". L'effetto- cascata non si ferma qui: il direttore generale nomina infatti direttore sanitario e direttore amministrativo ed ha inoltre ampi poteri decisionali nella nomina dei dirigenti di secondo livello (primari), "magari dopo un finto concorso che proclama un certo numero di idonei, senza però una classifica". Insomma, la spartizione buttata dalla finestra con l'azzeramento dei comitati di gestione delle USL rientra dal portone principale delle Aziende Sanitarie, tanto da motivare crisi di giunta, indagini giudiziarie, tentativi a volte ipocriti di differenziarsi e prendere le distan ze proprio da parte di chi - manuale cencelli alla mano - ha alimentato un generale senso di sfiducia e frustrazione. E tuttavia, si ha l'impressione che anche i critici più sinceri e in buona fede commettano un errore di valutazione, confondendo "la politicizzazione della sanità" con le lottizzazioni dei partiti. Al contrario, il principale difetto della sanità aziendalizzata risiede nell'assenza della politica, intesa come capacità di raccogliere ed interpretare i bisogni dei cittadini e determinare le condizioni perché ad essi sia data risposta. E' per questo che intervenendo sul binomio autonomia-responsabilità che deve contraddistinguere l'operato dei manager, sarebbe addirittura dannoso ridurre i margini di autonomia; occorre piuttosto ampliare e rendere tangibile la dimensione della responsabilità. Responsabilità di gestione, nel caso dei manager; responsabilità di scelta, nel caso dei vertici politici. L'anagrafe dei baroni della sanità, dei nominati, è lo strumento concreto per realizzare questo salto di qualità, per ricondurre al circuito della responsabilità politica l'area dell'amministrazione pubblica della sanità. Rendere pubbliche e trasparenti (ossia facilmente accessibili) le informazioni sui manager nominati, sui loro curricula e sui risultati di attività conseguiti, a fronte delle condizioni di partenza, è un modo per promuovere la partecipazione ed il controllo democratico sulle istituzioni e per combattere la deriva anti-politica che fa di tutte le erbe un fascio. Un esempio in questa direzione è il sistema di valutazione della performance delle aziende sanitarie della regione Toscana. Ciascuna azienda - e quindi ciascun manager - viene classificata mediante un sistema multi-assiale di indicatori, aggregati in sei aree: 1) i livelli di salute della popolazione; 2) la capacità di perseguire gli orientamenti del sistema regionale; 3) la valutazione sociosanitaria; 4) la valutazione esterna, espressa dai cittadini; 5) la valutazione interna, espressa come livello di soddisfazione del personale; 6) la valutazione dell'efficienza operativa e della performance economico-finanziaria. Per ciascun indicatore sono definiti gli standard ottimali. Ne deriva che ogni azienda - e quindi ogni manager - ottiene una vera e propria "carta di identità", accessibile a chiunque, in tempo reale: dal manager cittadino, rappresentando un formidabile guidare le di là delle prepotenze Sarà un caso una delle poche sistema sanitario prim'ordine?

 

Primario di Psichiatria, Docente Psichiatria sociale Università di Napoli

Lunedì, 13 ottobre, 2008 - 17:19

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