Agenda bioetica? Un salto nel buio


Dal webmagazine della fondazione FareFuturo

Il ministro Sacconi si vota all’“antropologia positiva” in una corrispondenza elettiva con il primo ministro inglese David Cameron. Nel contempo, lo stesso ministro si lancia in una strenua difesa dell’Agenda bioetica del governo, che sarebbe, a suo dire, espressione di quella “laicità adulta”, pilastro essenziale del suo manifesto politico. Sacconi è diventato di colpo un liberale all’inglese oppure il governo ha reindirizzato l’asse portante della sua azione dalla Libia al Regno Unito?

Partiamo dalle parole di Cameron. A partire dal discorso di Liverpool del 19 Luglio il leader conservatore ha sintetizzato la mission del governo in una felice espressione di stampo libertario: dal Big Government alla Big Society. La devoluzione dei poteri dalla burocrazia centrale sprecona e fonte di corruttela alla società nelle sue molteplici articolazioni; un passo indietro dello stato per (ri)dare fiato alle persone e alla libera iniziativa. Sinonimi della Grande Società sarebbero, a detta dello stesso Cameron, parole come liberalismo, empowerment, libertà e responsabilità.

Passiamo alle parole pronunciate da Sacconi in occasione del meeting ciellino di Rimini e ribadite nell’intervista sul Corriere della Sera. Al di là dell’“antropologia positiva”, che altro non è che una generica professione di fiducia verso l’altro, desta grande interesse la sua traduzione in campo economico: federalismo, sussidiarietà verticale e orizzontale, detassazione, rigore dei conti pubblici. Un programma condivisibile di buone intenzioni riconducibili in parte al progetto originario di Berlusconi, a quella rivoluzione liberale promessa nel ’94 e poi miseramente naufragata. Non convince affatto, invece, la nonchalance con cui il ministro tenta di coniugare l’inno alla big society con l’agenda bioetica del governo. Qui c’è qualcosa che non va. Il salto nel buio.

L’agenda bioetica del governo è un documento, che certifica con notarile cristallinità il ritorno di uno Stato etico. Il nucleo dell’azione di governo è la difesa del primato della vita, espressione che ricorre ormai puntualmente ogni volta che c’è da celare il tentativo della politica di sostituirsi alla libera scelta del singolo. Se il Leviatano è da scacciare quando in ballo ci sono lavoro e crescita economica, sembra invece che sui temi etici la statualità sia una categoria da riscoprire e ammantare di nuovi e più vasti poteri.

Nell’agenda il governo afferma di promuovere «un approccio realmente laico – basato quindi sulla conoscenza scientifica – e insieme valoriale» (?), fondato sul primato della vita, dal concepimento alla morte naturale, e sulla centralità della famiglia". Insomma, la vita è il bene più prezioso ed è compito dello Stato tutelarla. Sempre e comunque, indipendentemente dalla volontà di colui al quale quella vita appartiene. Potremmo dire che la vita di ogni cittadino appartiene allo Stato o, più correttamente, al ceto politico che detiene il potere in un dato momento storico. Il “politeismo dei valori” di Max Weber, la lezione di Locke sull’impossibilità di fondare logicamente valori etici, che sono sempre e soltanto scelte di coscienza dei singoli… sembrano estranei all’orizzonte “valoriale” dei nostri alacri governanti.

Come si accorda la visione governativa con la promessa della big society? Semplicemente non si accorda, anzi è intrinsecamente incompatibile con essa. L’agenda bioetica è il manifesto programmatico di un Big Government, di una megamacchina, che presume fatalmente di tutto sapere e di tutto potere. È così che, in barba all’antropologia positiva, il singolo diventa un essere bisognoso di essere educato, guidato, ammaestrato. Il cittadino si degrada in suddito.

Nell’agenda il governo si propone di difendere la big society sabotando burocraticamente l’aborto farmacologico; inasprendo, se possibile, l’impostazione proibizionista sulla procreazione medicalmente assistita contro la salute della donna; sostenendo un ddl sul testamento biologico, che nega alle persone il diritto a una piena libertà di scelta in merito ai trattamenti sanitari da ricevere; paventando la necessità di elaborare un “codice etico” per porre nuovi vincoli legali alla ricerca sulle cellule staminali e alla possibilità di cura per milioni di persone.

Il presidente Fini ha più e più volte preso le distanze dal clericalismo militante di autorevoli esponenti del governo, segnalando il rischio di un ritorno a uno Stato etico, che forgia la legislazione sulla base di dogmi etico-religiosi. Dalla legge 40 alla vicenda di Eluana Englaro (vicenda, che viene rivendicata nell’Agenda come esempio delle “priorità del Governo riguardo al valore indiscusso della vita”). E’ per la sensibilità dimostrata che a Lui più che ad altri desidero segnalare l’appuntamento radicale, che si terrà a Riccione dall’8 al 12 settembre.

La scuola estiva Luca Coscioni, organizzata per il terzo anno di seguito, sarà l’occasione per discutere insieme a professori e scienziati su come proseguire e rivitalizzare (rilanciare?) la battaglia in difesa di quel barlume di libertà sempre più fioca nella nostra martoriata democrazia. Ripartendo dalla la libertà e dalla scienza, che costituiscono oggi un nodo cruciale non solo come volano per un sistema economico moderno e competitivo, ma soprattutto come punto di equilibro nella definizione del perimetro sempre mobile tra stato e società. Con parole semplici e comprensibili, senza quei sapienti neologismi, dietro ai quali si cela spesso la longa manus di una cattiva politica, invadente e ingorda, rispetto alla quale è urgente il desiderio di liberazione.

di Annalisa Chirico, Segretaria degli Studenti dell'Associazione Luca Coscioni

© 2010 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati

Venerdì, 10 settembre, 2010 - 17:38

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it