INTERVISTA A BRUNO DE FILIPPIS

A CIASCUNO IL SUO PACS

DI Filomena Gallo

Serve una legge per l’alternativa al matrimonio

Dopo anni di disegni di legge depositati e mai discussi,richieste a più voci di una normativa che disciplinasse le unioni civili, si è passati da un disegno di legge intitolato «Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi ("DICO"), approvato dal Consiglio dei Ministri,che in realtà risultava una soluzione, a dir poco, minimale, in riferimento alle aspettative di quanti hanno evidenziato l'esigenza di una legge per le unioni civili,AL NULLA e poi a far cadere dalle priorità del Governo tale nulla e ritrovare il rilancio della famiglia. Come spiega tutto ciò? Gli integralisti si oppongono alla legge sui PACS, sostenendo che essa consentirebbe la nascita (per loro inaccettabile), di un matrimonio di serie B. In realtà, dalle svilite "convivenze more uxorio" o "unioni di fatto" può derivare ben altro che un'imitazione del matrimonio tradizionale. Da esse, infatti, può nascere un modello di legame moderno e dinamico, idoneo a rispondere alle esigenze delle coppie del 2000. Ciò che non tramonterà mai è l'amore ed il desiderio di vivere insieme, secondo un progetto proiettato nel futuro, da parte di due persone che si scelgono. Il nome da dare a questo progetto può cambiare e le forme in cui esso può realizzarsi possono mutare con l'evolversi dei tempi. E' sempre sbagliato tentare di costringere il "nuovo" nei vecchi schemi. E' sbagliato rispondere ai segnali di crisi arroccandosi nella difesa di ciò che già esiste, invece di aprirsi alla possibilità di nuove soluzioni. Troppe volte è stata scambiata per "crisi dei valori" la ricerca di nuovi equilibri o nuove vesti per i valori, equilibri che gli esseri umani hanno poi trovato, dietro la curva successiva della strada del progresso. Quindi lei pensa che il matrimonio sia un istituto inattaccabile? Il matrimonio tradizionale è ancora vivo e costituisce, un modello che sicuramente molte persone potranno ancora scegliere e realizzare. Esiste però un modello alternativo, che risponde all'esigenza della gente di scegliere e non di adeguarsi. Ad esempio? Volendo fare esempi banali, una volta esisteva un solo canale televisivo, oggi non potremmo vivere senza averne almeno un centinaio; una volta i contratti legali avevano forme predefinite ed immutabili, oggi si affermano istituti come il "trust", che consentono di confezionare il contratto adatto, la soluzione personalizzata per ciascuno; una volta avevamo la seicento e la millecento, oggi amiamo scegliere tra decine e decine di modelli. Nessuno, oggi potrebbe dare a tutti il medesimo paio di occhiali, con una gradazione di miopia o presbiopia prestabilita: ognuno ha diritto di scegliere gli occhiali che sono adatti alla sua vista. I Pacs possono costituire il modello di unione del futuro, ove consentano di scegliere le obbligazioni personali e patrimoniali che si vogliono assumere (come, per alcuni aspetti, avviene con i prenuptial agreements esistenti in altre legislazioni). Lo Stato può stabilire che, ove il tipo di accordo corrisponda a determinati standard, i soggetti che lo contraggano possano accedere a prestazioni fornite dal servizio pubblico, nonché può confermare, secondo i principi vigenti in tema di autonomia privata, la validità dei diritti e doveri che le parti scelgono di assumere. Partendo da queste premesse,si può comprendere come quella proposta di legge sia assolutamente minimale e finisca per svilire la stessa dignità di coloro i quali oggi vivono la realtà di una coppia di fatto. Quale è il suo giudizio sulla situazione attuale che è passata dall'emanazione di una normativa da molti attesa, frutto solo di compromessi definiti "a ribasso", all'emanazione di nessuna normativa? I compromessi sono spesso necessari e qualche volta danno ottimi risultati, ma non sono sempre possibili o auspicabili. L'idea che una sinistra che intende riconoscere sfere di libertà e di diritti possa incontrarsi con una destra conservatrice, ispirata da principi religiosi e tendente ad impedire che esistano alternative al matrimonio, non è affatto convincente e non sembra realizzabile, a meno che una delle due parti non rinunci alla "sostanza" delle proprie pretese. Credo sia il caso di fare una legge vera sui Pacs e non di far finta di farla. In conclusione, possiamo dire che i Di.Co. creano solo confusione e rimandano la soluzione di problemi che dovrebbero essere diversamente affrontati? Possiamo dire che la crisi della famiglia esiste e si traduce in traduce in violenza, abbandono e che maggiore attenzione alle cause che determinano tutto ciò è necessaria,ma che la legge sulle unioni civili non intacca minimamente il tema famiglia e non contribuisce alla crisi attuale, anzi, forse, potrebbe essere un aiuto per la soluzione di essa? Spesso si cerca di formare opinione lanciando slogan che, se esaminati razionalmente, sono privi di significato. Dire che una regolamentazione dei diritti delle coppie di fatto porta alla "distruzione della famiglia" è come dire che una legge in tema di rapporti di condominio può provocare " il crollo dei palazzi delle nostre città". Non c'è alcun nesso tra le due cose. La famiglia va tutelata, ma le coppie di fatto hanno diritto, in un Paese libero e democratico, di ottenere il proprio riconoscimento e la propria disciplina giuridica.

Giovedì, 22 novembre, 2007 - 16:25

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